giovedì 13 febbraio 2014

La festa di San Valentino

*Vvvvrrrrrr vvvvvvrrrrrrr*

Il telefonino di Umberto stava vibrando. Era la sua dolce Amanda.

«Pronto?»

«AAAAAMOOOOOOOREEEEEEEEEEEEEE»

«Ah..... s-sei tu A-amanda.... s-scusa, devo ancora abituarmi a queste tue dimostrazioni d'affetto...»

«EEEEHHHHH? MI CHIAMI PER NOME? NON SONO LA TUA AMORUCCIA???»

«M-MA CERTO C-CHE LO SEI AMORINA! È S-SOLO CHE NON MI ASPETTAVO TANTO AFFETTO!»

«COOOOOOSAAAAAA? È NORMALE TRA DUE INNAMORATI SCAMBIARSI TANTO AFFETTO! SPECIALMENTE DOPO COSI' TANTO TEMPO CHE STIAMO INSIEME!»

«S-sì sì, scusami.... volevi dirmi qualcosa amore?»

«SECONDO TE C'È UN MOTIVO SPECIFICO PER CHIAMARE IL PROPRIO RAGAZZO AL TELEFONO??? MI SENTO OFFESA!»

«MA NO, MA NO, NON INTENDEVO QUESTO!.... Scusami....»

«OOOOHHH SEI TANTO TENERO QUANDO TI SCUSI! COME FACCIO A TENERTI IL BRONCIO? TI AMO TANTO TANTO!»

«Anch'io ti amo, amore della mia vita!», tutte queste manifestazioni d'affetto, mettevano in forte imbarazzo il timido Umberto, anche a distanza da un anno.

«SEEEEENTIIII AMORUCCIO, HAI GIA' PENSATO A COSA FARMI PER SAN VALENTINO? EH? EH? EEEEHHHH?». proseguì Amanda con tanta enfasi.

«Ma... amore, mancano ancora due giorni a San Valentino e...»

«E CON QUESTO!? È UN EVENTO IMPORTANTISSIMO PER DUE INNAMORATI, È DI VITALE IMPORTANZA SCAMBIARSI UN DONO! O FORSE NON MI AMI PIU'?», la voce di Amanda cominciava a diventare più rauca, intervallando qualche singhiozzo.

«NO NO AMORE, MA COSA VAI DICENDO? NON POTREI MAI SMETTERE DI AMARTI! Solo.... mi sembra presto per pensarci. E poi... non vorrei rovinarti la sorpresa!»

«ALLORA NON TE NE SEI DIMENTICATO!», la ragazza tirò un sospiro di sollievo.

«Certo che no amore, come potrei!? Anzi, stavo proprio andando a fare un giro per i negozi per...»

«WAAAAAA HO IL RAGAZZO MIGLIORE DEL MONDOOOOOO! ALLORA NON TI CHIEDO NIENT'ALTRO, RISCHIEREI DI ROVINARMI LA SORPRESA! TI AMO AMORUCCIO. BACI BACI!»

*Click.... Tuuuu... Tuuuu... Tuuuu*

Amanda riattaccò bruscamente.

".... allora vedi che sotto sotto qualcosa la volevi eh?" pensò amareggiato Umberto, "un regalo per San Valentino.... già, ma cosa? Cosa potrei mai regalarle? Forse potrei..."

"Ecco amore, buon San Valentino!"
"«Dei cioccolatini? VUOI FORSE FARMI INGRASSARE?!»"

"Ecco amore, felice San Valentino!"
"«Tsk, l'ennesimo peluche... ne ho la stanza piena!»"

"Appena l'ho vista, ho pensato subito a te! Buon San Valentino!"
"«... una sciarpa? Ti sembro povera per caso? Guarda la mia borsa, è di Armani!»"

".... è inutile, non troverò mai nulla che possa andarle bene!".

Tutte le idee pensate da Umberto, sono destinate a fallire... almeno nella sua fantasia.

"Idea! Potrei chiedere consiglio a Marina! Lei saprà sicuramente cosa fare!"

Marina è la migliore amica di Umberto, una ragazza dolce, semplice e timida, l'esatto opposto di Amanda. Ha dei capelli lunghi lisci, castano scuro, degli occhi verdi pieni di vita ed un sorriso che scalda il cuore. Amanda invece ha capelli corti, mossi e biondi, con delle meches rosse, limpidi occhi azzurri ed un esuberante sorriso a 32 denti. Esuberante come la sua personalità. Esattamente l'opposta di Umberto, un timido ragazzetto dai capelli ricci castani, lo stesso colore dei suoi occhi. Occhi in grado di far innamorare, di far perdere la gente, di tranquillizzare gli animi irrequieti... quegli stessi occhi che fecero infatuare Amanda.

Umberto e Marina si diedero appuntamento al bar in centro, di fronte alla piazza. Appena si intravidero, Umberto corse da lei e, abbracciandola, disse: «Grazie per essere venuta con così poco preavviso.... sono nei guai fino al collo! Tra due giorni sarà San Valentino e non so cosa regalare ad Amanda! Sapresti consigliarmi?»

Marina fissò Umberto per qualche secondo, con un'aria affranta e sconsolata. Sbuffando, disse: «Tutto qui il problema? C'è davvero bisogno di festeggiare una stupida festa commerciale come San Valentino?»

«Non è stupida, è la festa degli innamorati! In questo giorno chi si ama, si scambia dei doni per sancire il proprio amore!», replicò Umberto.

«E durante gli altri giorni dell'anno? Non ci si ama più? Ci si ama di meno? Non ci si possono fare regali?» disse con aria inquisitoria Marina.

«Ehm... ecco... no... veramente.... io....», Umberto era nel pallone, non sapeva più come rispondere.

Marina sbuffò e si avviò verso la sua bicicletta.

«H-hey, aspetta! Dove te ne vai?»

«Me ne torno a casa, non hai veramente bisogno di me. Stupida io che pensavo fosse qualcosa di serio. Se ami veramente qualcuno, non hai bisogno di dimostrarglielo facendogli dei regali in un determinato giorno dell'anno. Basta anche un soffice, caldo e caloroso abbraccio. Un abbraccio che possa trasmettere tutto l'amore che si prova per quella persona. Vorrei tanto sapere chi ti ha messo in testa queste idee...», disse sbuffando infine.

«Beh.... a dir la verità è stata Amanda ad insistere per avere un regalo...»

Lo sguardo di Marina si fece serio e pieno di rancore. Guardò dritto negli occhi Umberto ed esclamò: «Fatti delle domande», dopo di che montò in sella alla sua bicicletta e corse verso casa, lasciando il povero ragazzo impietrito in mezzo al marciapiede.

La giornata passò senza che il povero ragazzo seppe trovare una qualche idea per il regalo da fare alla sua amata. "Forse dovrei ascoltare il consiglio di Marina... forse basterebbe dimostrare ad Amanda quanto la amo!" si ripeté quella notte. Il giorno dopo, non sapeva ancora cosa fare. Nella disperazione più totale, invocò l'aiuto dello stesso santo patrono degli innamorati: «Ti prego San Valentino, ascolta le mie preghiere... aiutami con il regalo da fare alla mia amata! Sono nelle tue mani, ti scongiuro o santo protettore...». Dopo aver pronunciato quelle parole, udì bussare alla finestra della sua camera. "Stanno bussando alla finestra? Ma siamo al settimo piano di un condominio di 10 piani!". Corse ad aprire e vide che fuori stava svolazzando un piccolo omino vestito come Arlecchino. Si stropicciò gli occhi un paio di volte, non credendo a ciò che stava vedendo.

«Sei tu che mi hai chiamato? Umberto... giusto?», disse lo strano omino.

«Tu... tu.... tu sei...»

«San Valentino, in carne ed ossa!»

«Ma... ma.... perché sei vestito in quel modo?»

«Perché non era il caso di andare in giro con i miei abiti da vescovo sporchi di sangue e con la mia testa in una mano.... avrei sicuramente urtato la sensibilità di molti, te compreso. Perciò ho optato per questo più genuino costume di Arlecchino, col fatto che siamo anche vicini a carnevale ci sta a pennello!»

«Ah... capisco....»

«Aaaaallooooraaaaaa vediamo se ho capito il problema.... non sai che regalo fare alla tua amata per la mia festa, giusto?»

«Proprio così, signor Valentino»

«Ti prego, non chiamarmi così... non sono uno stilista IO»

«Chiedo scusa....»

«... via via, non c'è bisogno di reagire a quel modo, stavo scherzando ragazzo, ahahah! Ora però passiamo alle cose serie: voglio mostrarti qualcosa. Andiamo!»

Il piccolo omino afferrò l'indice della mano sinistra di Umberto e, improvvisamente, entrambi sparirono. Subito dopo si ritrovarono al centro della città, davanti al bar dove il giorno prima Umberto si era incontrato con Marina. C'era però qualcosa di diverso.

«Ma questo... è il bar dove mi son visto con Marina ieri! Però.... sembra diverso....», Umberto sembrava perplesso.

«Lo credo bene, siamo andati indietro nel tempo. Ben 10 anni prima»

«COOOSAAAAA???» urlò incredulo Umberto.

«Guarda laggiù.... ti riconosci? Avevi solo 10 anni e solamente voglia di giocare a pallone in quella piazzetta con i tuoi amichetti», l'omino indicò un bambino in lontananza.

Umberto sforzò un po' la vista, ma alla fine riuscì a riconoscersi: «È vero, quel bambino sono io! Ma.... non è pericoloso? Se mi vedesse, non creeremmo dei paradossi?»

«Non preoccuparti, noi qui è come se non esistessimo. Possiamo solo vedere ciò che succede, ma non interagire. A tal proposito, volevo farti vedere quei due laggiù», l'omino indicò una coppia. «È il giorno di San Valentino, quei due ragazzi si stanno scambiando i loro doni: cioccolatini e peluche di orsetti con dei cuori. La banalità fatta persona... ehm volevo dire, soliti regali scontati. Guardali... cosa vedi?»

«Beh....», Umberto impiegò qualche secondo prima di rispondere: «vedo due ragazzi che si amano e che sono felici dei regali che si son fatti. Ora vedo che si baciano e si scattano una foto per immortalare l'evento»

«SBA-GLIA-TO! Non guardare con gli occhi della mente, guarda con quelli del cuore.... scava a fondo nelle emozioni e dimmi di nuovo che cosa vedi»

«Mmmmmm», Umberto si stava sforzando, ma non riusciva a vedere nient'altro.

«Ah... sei un disastro. Scommetto che la tua amica Marina riuscirebbe a capire.... ad ogni modo: quelli che vedi, sono sorrisi FALSI. Gesti d'affetto FALSI. Scambiarsi squallidi cioccolatini e peluche, farsi delle foto, esternare una felicità che è solo di facciata.... no, tutto questo non è amore, è solamente un'illusione. L'illusione dell'amore, ciò che crediamo sia amore, ma che invece non lo è. Perché se due persone si amano VERAMENTE, non hanno bisogno di scambiarsi queste stronzate ed immortalare tutto. Basterebbe un unico e semplice abbraccio che li faccia sentire sempre uniti ed innamorati più di prima»

«Cavolo, sembra di sentir parlare Marina....», Umberto restò stupito.

«Quella ragazza è molto più profonda di quanto tu creda... forse dovresti farci un pensierino!» disse divertito l'omino.

«Ma è la mia migliore amica!» replicò Umberto.

«... faccio finta di non aver sentito. Guarda piuttosto là» l'omino indicò un'altra coppia. Entrambi i ragazzi erano seduti su di una panchina, l'uno di fronte all'altra, intenti a parlare fissandosi negli occhi: «Lo vedi ora? Lo vedi cosa stanno facendo?»

«Stanno parlando... e allora?»

«BRUTTO IDIOTA, GUARDA MEGLIO! NON STANNO SEMPLICEMENTE 'PARLANDO', I LORO CUORI SONO ENTRATI IN CONTATTO! NON VEDI CHE NON RIESCONO A TOGLIERSI LO SGUARDO DI DOSSO? NON VEDI COME ARROSSISCONO? NON VEDI LA LUCE NEGLI OCCHI DI ENTRAMBI? QUELLO È AMORE. AMORE! A-MO-RE!»

«... sarà, a me sembra che stiano solo parlando....», Umberto non era ancora convinto.

«.... sigh, ci rinuncio. Ora ti faccio vedere», l'omino afferrò nuovamente Umberto ed entrambi scomparvero.... per poi ricomparire subito dopo.

«Ecco, ora siamo tornati indietro solamente di 5 anni. Tu sei sempre lì che giochi a pallone con i tuoi nuovi amici. È sempre il giorno di San Valentino, riesci a scorgere le due coppie che abbiamo visto prima?»

Umberto fece il giro della piazza, ma riuscì a scorgere solo la seconda coppia, sempre intenti a parlare senza togliersi gli occhi di dosso: «Ho trovato solo la coppia di innamorati che chiacchiera sulla panchina, dell'altra coppia nemmeno l'ombra»

«Per forza, quella coppia si è lasciata due mesi dopo quel giorno»

«Ma come.... sembravano così affiatati»

«Hai detto bene, SEMBRAVANO! Te l'ho detto, quello non è amore, è solamente un'illusione. Guarda lì, altri che si scambiano i consueti cioccolatini e peluche.... che schifo che mi fanno»

«Ma come fanno a farti schifo? Si vede che questi sono innamorati! Guarda come si abbracciano appassionatamente!»

«Tu non sei un bravo osservatore vero? Guarda la ragazza: mentre abbraccia il ragazzo, sta messaggiando col cellulare. Lui invece sta guardando il peluche regalatogli da lei. Entrambi stanno facendo altro invece che godersi il momento. E questo secondo te è amore? Bah. Passiamo oltre»

Questa volta i due andarono 2 anni indietro nel tempo.

«Eccoti là, appena diciottenne ed intento ad approcciare una ragazza nel giorno di San Valentino... con risultati pessimi ahahah!»

«Hey hey, non ridere! Era la prima volta che provavo ad approcciare una ragazza.... ricordo che quella tipa mi piaceva molto....»

«E guarda come ti fai consolare dalla tua amica Marina... che nel frattempo si è fatta proprio una bella ragazza. Mi domando dove avessi la testa...»

«Te lo ripeto, è la mia migliore amica!», Umberto diventa visibilmente imbarazzato riguardo a questo argomento

«Certo certo, come ti pare..... aaaallooooraaaa vediamo se ritrovi la coppia che ti sembrava tanto innamorata!»

Umberto fece per ben 3 volte il giro della piazza, ma trovò solamente la ragazza della coppia... insieme ad un altro.

«Oh ma guarda, la tipa l'ha mollato e se n'è trovato un altro! Che ti dicevo?»

«....», Umberto teneva il capo chinato, non sapendo cosa dire.

«Alza la testa e guarda verso quella panchina. Guarda un po' chi c'è?», esortò l'omino.

Umberto alzò la testa e vide la stessa coppia felice intenta a parlare senza togliersi gli occhi di dosso.

«Ma non è possibile che siano sempre così felici e perfetti!» sbraitò Umberto.

«E chi ti dice che siano sempre così? Guarda bene i loro occhi. Non noti nulla?»

Umberto si avvicinò, sicuro del fatto che non poteva essere visto, e notò che entrambi avevano gli occhi rossi e gonfi: «È come.... è come se avessero avuto una qualche allergia»

«Hanno semplicemente pianto entrambi. Tanto. Forse anche troppo. Ieri sera hanno avuto una forte discussione, che li ha portati ad avere un litigio e a non parlarsi per tutta la sera. Lei nel loro letto matrimoniale e lui sul divano.... entrambi hanno pianto tutta la notte. Ma l'amore è anche questo: piangere per aver ferito qualcuno per noi importante, ammettere i nostri errori e tornare sui propri passi. Chiedere scusa e sapersi perdonare. Questo vuol dire amarsi. SEMPRE. Non solo un giorno dell'anno perché così vuole la società»

«Beh, è una cosa senz'altro profonda....»

«Certo che è una cosa profonda! L'amore è profondo, più di quanto tu possa immaginare! Ma che parlo a fare con te... andiamo vah, verso l'ultima tappa! Un anno prima da quando siamo partiti»

I due scomparvero di nuovo.

«Eccoci qui. Tu, giovane diciannovenne, che incontri la tua Amanda. Guarda la scena: tu che vedi questo gruppo di ochet.... ehm, di ragazze intente a parlare di shopping e con dei bustoni per le mani e provi ad avere un approccio. Lei che ti nota e subito iniziate a parlare. Marina dietro che ti guarda con aria affranta. Amanda che ti appioppa le sue borse e ti dice di seguire il gruppo, facendo ingelosire le altre. E guarda un po' che succede dietro di te?»

Umberto stava vedendo la scena da un punto di vista esterno: «... cavolo, non avevo notato che Marina corse via in quel modo quella volta...».

«Visto eh? Ma torniamo a noi: su quella panchina c'è sempre la nostra coppietta felice di innamorati persi. Mettiamo in chiaro una cosa: non è che loro siano così solo nel giorno di San Valentino.... loro sono così SEMPRE perché sono IN-NA-MO-RA-TI! Non come le altre coppiette inutili qui intorno che si scambiano le solite cretinate. Spero che tu abbia finalmente capito...»

«Sì, caro San Valentino... ho finalmente capito cosa devo fare» disse Umberto sicuro di sé.

«Bene, allora si torna finalmente a casa... nella nostra epoca!». Detto questo, i due sparirono.

Arrivò il giorno di San Valentino. Umberto si alzò ben speranzoso, deciso a dare il regalo più bello alla persona che più amava al mondo. Diede appuntamento ad Amanda nella piazza in centro, proprio dove, un anno prima, si sono conosciuti. Lui si presentò in perfetto orario, lei invece ritardò di una buona mezz'ora. Appena Amanda arrivò, lo vide da lontano e cominciò a correre verso di lui urlando come suo solito. Ma quando vide che Umberto non aveva con se nessun tipo di pacchetto, cominciò a rallentare, facendo sparire pian piano il suo sorriso a 32 denti.

«Amore ma.... è strano, non vedo nessun pacchetto con te. Lo hai forse dimenticato a casa?», chiese dubbiosa Amanda.

«Ciao amore mio! No, non è strano perché non c'è nessun pacchetto!», rispose Umberto pieno di speranza.

«.... è uno scherzo?» disse seriosa Amanda.

«Nessuno scherzo. Proprio qui, nello stesso luogo dove ci siamo conosciuti un anno fa, voglio donarti il regalo più bello che possa esistere.... voglio donarti tutto il mio amore!». Umberto stava per abbracciarla, ma Amanda lo scansò bruscamente, esclamando: «No senti, queste scemenze da famiglia del mulino bianco lasciamole alla TV. Ti avevo anche avvertito per telefono l'altro giorno! Non ti ho nemmeno voluto disturbare ieri per non metterti troppa pressione e poter scegliere il regalo con tutta la calma del mondo. È così che mi ripaghi? È COSI' CHE MI AMI???», Amanda era su tutte le furie.

«Ma no amore... non hai capito. Ti sto donando qualcosa di ben più prezioso che un'insulsa scatola di cioccolatini. Ti sto donand...»

Amanda zittì subito il ragazzo. Estrasse dalla borsa una scatola di costosi cioccolatini al cioccolato fondente ed esclamò: «PER TE QUESTI SAREBBERO INSULSI? HAI UNA VAGA IDEA DI QUANTO COSTANO? EH? SECONDO TE, IO NON TI AMO PERCHE' COMPRO QUESTE 'STUPIDAGGINI'? RISPONDI UMBERTO!»

Umberto non sapeva cosa dire. Provava solo tanta amarezza. Ripensò a tutto quello che aveva visto con San Valentino, alla coppia felice, alle altre coppie che son finite male. Amanda iniziò a piangere per la rabbia. Buttò a terra i cioccolatini, si voltò e cominciò ad andarsene.

«Ed ora dove stai andando?» disse Umberto con un filo di voce.

«NON CERCARMI MAI PIU'» disse Amanda senza voltarsi. Riprese a camminare ed in pochi secondi sparì dalla vista del ragazzo.

Umberto era immobile, sul punto di piangere.... quando, improvvisamente, davanti a lui si palesò Marina.

«Io ho cercato di avvertirti» disse la ragazza con tono dolce.

«Sì... ma la colpa è mia che non ho capito ciò che volevi intendere...», Umberto era distrutto. Lui amava veramente Amanda e vedere come le cose si erano svolte lo faceva soffrire come non mai.

«C'è qualcosa che posso fare?» chiese dolcemente Marina.

«No... a meno che tu non sappia come curare un cuore frantumato», disse Umberto con la testa chinata.

Marina si avvicinò a lui, alzò delicatamente la testa con la sua mano, lo guardò negli occhi e poi lo abbracciò forte. Un abbraccio caldo, caloroso, tenero, affettuoso, come mai Umberto ne aveva provati.

«Basta un abbraccio per esprimere il proprio bene verso qualcuno» disse Marina continuando ad abbracciare il ragazzo.

In quel momento Umberto capì. Capì che aveva sbagliato tutto. Capì di essere stato un perfetto idiota. Capì che aveva letteralmente buttato un anno dietro la ragazza sbagliata. Dopo quell'abbraccio, i due non si staccarono gli occhi di dosso. Si misero seduti su di una panchina e cominciarono a parlare. Parlarono, parlarono e parlarono, senza mai volgere lo sguardo altrove. Stavano parlando col cuore. Stavano provando il vero amore. Su quella stessa panchina....


«T'oh, guarda. Anche quest'anno trovo quella coppia felice che parla guardandosi sempre negli occhi. Questi sì che sono proprio due innamorati, eheheh!». L'omino vestito da Arlecchino li stava guardando da lontano.

«Anche quest'anno eh?». Un uomo con vestiti vescovili si palesò dietro all'omino.

«Lo sai come son fatto, non riesco a stare lontano dalle storie d'amore» rispose l'omino, continuando a fissare la tenera coppia.

«Detto da te suona veramente strano.... Lucifero», ribatté l'uomo.

«Sei venuto a farmi la predica, San Valentino? Non ti stufi ogni anno?»

«Tu assumi la mia identità, spacciandoti per me e non dovrei farti la predica?»

«No. Sono pur sempre il re degli Inferi! Posso fare quello che voglio»

«APPUNTO! Sei il re degli Inferi, il principe delle Tenebre, il signore oscuro, l'anticristo, l'ant...»

«L'antagonista di Dio, eccetera eccetera eccetera, blablabla. La conosco questa storia»

«E allora se la conosci, non interferire col lavoro altrui. Non mi pare che io venga negli Inferi a torturare le tue anime dannate!»

«Nessuno ti vieta di farlo... ce ne sono talmente tante»

«MA NON VOGLIO FARLO! NON È QUELLO IL MIO COMPITO!», San Valentino stava perdendo le staffe.

«È solo una questione di compiti? Che grandissima idiozia...» replicò sbuffando Lucifero.

«Senti.... vuoi almeno dirmi perché lo fai?»

«Adoro le storie d'amore a lieto fine»

«Questo l'avevo capito.... quello che non capisco è il perché! Perché se sei la personificazione del Male, dovresti avere a cuore le storie d'amore altrui?»

Nella mente di Lucifero, cominciarono a riaffiorare dei ricordi dolorosi....



*FLASHBACK*

Paradiso. Su di una nuvola dorata, un ragazzo ed una ragazza stanno parlando. Tutto intorno a loro, un cielo limpido azzurro, con sfumature dorate.

«Mi dispiace Lucifero... ma io non ti amo» disse una giovane e bellissima donna angelica di nome Maria.

«Ma... Maria, io ti amo più di ogni altra cosa dell'universo!» replicò Lucifero.

«Lucifero... io ti voglio un bene dell'anima... sei il mio migliore amico.... ma non ti amo. Io amo Dio e niente potrà farmi cambiare idea. Dimentichiamo questa storia e restiamo amici.... ti prego....», disse Maria supplicando.

«E così ami Dio eh.... bene. Vedremo se riuscirò a farti cambiare idea....». L'Angelo volò via dalla nuvola, in direzione della casa di Dio.


Dimora di Dio. Un enorme palazzo d'oro, circondato da Cherubini ed Arcangeli intenti a ballare, circondati da un cielo color oro e da arcobaleni da mille colori.

«DIIIIIOOOOOO STO ARRIVANDO! PREPARATI AD AFFRONTARMI! IO.... TI SCONFIGGERO'!», Lucifero era pronto ad affrontare Dio.

Il cielo e le nuvole si fecero improvvisamente rossi, gli arcobaleni scomparvero e tutti gli esseri che prima ballavano e ridevano, si fermarono e cominciarono ad assumere espressioni tristi e malinconiche.

«Fermati finché sei in tempo Lucifero» intimò Dio dall'alto del suo trono d'oro massiccio.

«NON POSSO! NON POSSO LASCIARTI MARIA! Lei.... lei..... LEI È TROPPO IMPORTANTE PER ME! NON POSSO VIVERE SENZA DI LEI!»

Lucifero era quasi riuscito a raggiungere il collo di Dio con il suo forcone. «TI HO IN PUGNO!»

«Hai fatto la tua scelta..... mi dispiace Lucifero. Eri l'Angelo più bello dei cieli, ma hai osato rivoltarti contro il tuo creatore.... marcirai negli Inferi, portando dolore e scompiglio sulla Terra!». Dio, con un singolo colpo, spedì Lucifero sulla Terra, generando gli Inferi. Ora Lucifero non era nient'altro che un Angelo decaduto, il signore delle Tenebre, il re degli Inferi, Lucifero.... meglio conosciuto come Satana.

«Maledizione..... maledizione.... maledizione.....» continuava a ripetere l'Angelo decaduto nella sua nuova 'prigione'.

*FINE FLASHBACK*


«Allora Lucifero, me lo dici perché ti comporti così?» insistette San Valentino.

«No, non saprai nulla da me» disse secco Lucifero, continuando con: «Beh, per oggi ho fatto abbastanza, è meglio che mi ritiri nei miei alloggi». Alzò lo sguardo al cielo e vide una nuvola dalla forma di un viso umano, con un'espressione malinconica. Il diavolo abbozzò un lieve sorriso, mentre una lacrima di sangue scivolava lungo la sua guancia sinistra. Lentamente sparì sotto terra, continuando ad osservare quella nuvola che, pian piano, stava modificando la sua forma, assumendo sempre più un'espressione triste. Quando fu completamente scomparso, iniziò a piovere.Una pioggia costante, forte e decisa.

Proprio come un pianto d'amore.


"Il mondo è un luogo triste.... sempre più persone danno per scontato l'amore o l'essere innamorati..... si illudono, credono di amare, vivono tutto come un grande show. Ma amare è tutt'altra cosa.... amare significa mettere la felicità di qualcun altro davanti alla propria, spendere il nostro tempo e le nostre energie per rendere felice un'altra persona.... solo per vederne il sorriso, tutti i giorni dell'anno. Se poi abbiamo la fortuna di essere ricambiati.... allora sì, che la nostra vita acquista un senso. Ma non è con la forza che si può ottenere ciò.... questo lo so per certo. Provo solo un'enorme invidia per chi ha l'unica cosa che bramavo nella mia noiosa ed immortale vita..... e provo enorme rabbia per chi la tratta come un qualunque oggetto di poco conto, non capendo il suo inestimabile valore. Loro.... meriterebbero di essere al mio posto....."

Il monologo del diavolo andò avanti per ore. Ed è proprio in questo giorno dell'anno che, in tutto l'Inferno, non si odono più grida o lamenti di dolore. Solamente un lungo ed irrefrenabile pianto.

1 commento:

  1. questo racconto è bellissimo, puro e potente allo stesso tempo. Grazie per la bella lettura!

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